Tolleranza
Di solito abbozzo un aborto di abominio di testo e poi gli propino un titolo, stavolta rigurgito un titolo che potrebbe non c'entrare un cazzo con l'abbozzo di aborto di abominio di testo che scriverò, ma sicuramente era l'argomento da cui avrei voluto partire. Quel che è sicuro è che la contaminazione di questo spazio dimenticato anche dalla sua creatrice e dal mio coinquilino è iniziata da un paio di righe.
Mi sono rotto il cazzo di adeguarmi al perbenismo che con il suo nauseante odore penetra le mie narici per abbandonarle solo al mio svenimento per disgusto.
Basta, stavolta basta davvero!
Io non ho idea di quale forza mi porti qui a perdere il mio tempo riempiendo due righe di ruvidità al sapore di fiele ma non riesco più a sopportare i vostri gusti omologati, i vostri atteggiamenti da perbenisti, il vostro essere così sempliciotti, avidi di paliativi per uno stato mentale destinato a rimanere eunucòide. Nutro disgusto al pensare alla semplicità con cui accoglierete la mia scrittura a metà strada tra il faceto e il ridondante macchinismo neo-classicista degno del peggior Baricco.
Il messaggio è forte e chiaro: mi fa schifo vivere in questo mondo pieno di persone dai gusti tutti uguali, dagli sterili pensieri omogenei e omologati (o dallo stesso pensiero adottato all'unanimità precotto apposta per la persona media).
Scadrò nella figura del solito antitutto relegato a guardare disgustato la rovina del mondo da una torre d'avorio additata dalla maggior parte di voi con disprezzo, però forse dalla mia roccaforte riesco a sfuggire alla demagogia che incolonna schiere interminabili di ovini.
Maurizio
Mi sono rotto il cazzo di adeguarmi al perbenismo che con il suo nauseante odore penetra le mie narici per abbandonarle solo al mio svenimento per disgusto.
Basta, stavolta basta davvero!
Io non ho idea di quale forza mi porti qui a perdere il mio tempo riempiendo due righe di ruvidità al sapore di fiele ma non riesco più a sopportare i vostri gusti omologati, i vostri atteggiamenti da perbenisti, il vostro essere così sempliciotti, avidi di paliativi per uno stato mentale destinato a rimanere eunucòide. Nutro disgusto al pensare alla semplicità con cui accoglierete la mia scrittura a metà strada tra il faceto e il ridondante macchinismo neo-classicista degno del peggior Baricco.
Il messaggio è forte e chiaro: mi fa schifo vivere in questo mondo pieno di persone dai gusti tutti uguali, dagli sterili pensieri omogenei e omologati (o dallo stesso pensiero adottato all'unanimità precotto apposta per la persona media).
Scadrò nella figura del solito antitutto relegato a guardare disgustato la rovina del mondo da una torre d'avorio additata dalla maggior parte di voi con disprezzo, però forse dalla mia roccaforte riesco a sfuggire alla demagogia che incolonna schiere interminabili di ovini.
Maurizio
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